Germoplasma Viticolo Portinnesti

GIANFRANCO TEMPESTA
MONICA FIORILO
INDICE DEL CAPITOLO

3. Portinnesti di vite e vivaismo viticolo

In tabella 3.14 Produzione e utilizzo delle talee portinnesto di vite viene evidenziata la consistenza delle superfici dei singoli portinnesti per gli anni 1972 – 1981 – 1991 – 2001 – 2011 - 2015 e la stima di quanto esportato e quanto utilizzato nel mercato interno.

Tabella3_14

L’Italia come detto in precedenza produce talee di portinnesto per altri Paesi, in particolare, quelli d’Oltralpe.

In tabella 3.15 Ettari PMP di vite e utilizzo delle talee di portinnesto – serie storiche vengono ulteriormente elaborati gli ottenimenti considerando le produzioni delle talee di portinnesto per ettaro di piante madri e, soprattutto, le percentuali sul volume dell’innestato.

Tabella3_15

Si evidenzia che:

      1. La viticoltura in terreni profondi e con buona dotazione idrica trova nel Kober 5 BB un portinnesto plastico e rispondente alle produzioni di massa, tipiche per le IGP e i vini da tavola; con il 125 AA, molto simile, raggiunge quasi il 40 % sul totale del materiale innestato in Italia. Questo portinnesto è utilizzato anche nell’area centro-meridionale giacché fornisce una buona risposta agronomica, spesso superiore al 1103 P, come evidenziato nel tendone in asciutto della regione Abruzzo.

      2. Nell’area del Sud Italia, prevale il 1103 P, altro portinnesto di notevole plasticità, con un apparato radicale capace di resistere ad elevato potenziale osmotico, quindi, alla salinità delle acque e, conseguentemente, dei terreni; così nelle plaghe pugliesi ove si verificano infiltrazioni di acque salmastre nei pozzi fornisce un’ottima risposta agronomica. Esso figura con maggior superficie coltivata nei campi di PMP (28%) però le talee ricavate ad ettaro sono in numero nettamente inferiore agli ibridi di V. berlandieri x V. riparia e risulta, con circa il 30% nel materiale prodotto dai vivaisti, in quanto molto di questo materiale proviene dall’importazione.

      3. 779 P e 775 P molto presenti nei campi di piante madri per la grande disponibilità di materiale genetico (“Effetto Ribot”), oggi sono in abbandono, in particolare il 779 P. Entrambi sono soggetti al fenomeno della “testa grossa” a carico delle barbatelle innestate, dovuto al forte ingrossamento del punto d’innesto, responsabile di uno scarso ritorno di linfa elaborata verso la parte ipogea (il portinnesto) che, con il passare degli anni, fa aumentare la differenza di diametro tra i due bionti creando squilibrio nutrizionale. Questo fenomeno (genericamente definibile come disaffinità) è presente anche nel 140 Ruggeri e in alcune combinazioni, come nel caso Cannonau su S.O. 4, particolarmente mostruoso; nel 775 P questa presunta disaffinità d’innesto viene utilizzata per la singolare risposta qualitativa nella produzione di uve da tavola.

      4. Il 110 R è un portinnesto che, nell’ultimo decennio, viene impiegato con maggior frequenza e ha avuto una buona accoglienza da parte dei viticoltori nelle aree di vini a DO - caratterizzate da produzioni inferiori a 10 tonnellate ad ettaro - non solo nell’area centromeridionale ma, altresì, nei vigneti delle aree collinari (quindi siccitose) del nord. Oggi rappresenta circa il 15% del materiale innestato dal vivaismo italiano.

      5. La produzione del vivaismo italiano è indirizzata per un 30% a paesi esteri (Francia, Spagna) con varietà  e portinnesti propri dei singoli paesi, per lo più Berlandieri x Rupestris e SO4.

         

 

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