CAP IV - PATRIMONIO VARIETALE DELLA VITE

L’Italia, come abbiamo già visto, è da tempo immemorabile terra di vigneti (Enotria tellus) e, per questo, secoli di storia le hanno lasciato in eredità un patrimonio varietale che resta, ancor oggi, molto vasto e in grado di offrire vini fortemente caratterizzati anche dal legame con l’identità dei paesaggi.

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Questa gamma di vitigni merita però un’attenta analisi per comprendere le dimensioni, le peculiarità e le future prospettive della nostra vitivinicoltura. La corretta conoscenza e la giusta percezione di tali parametri servono, senza dubbio, a concepire e far maturare delle idee e scelte imprenditoriali (varietali) che vadano aldilà dell’ordinario “gossip” che coinvolge questa o quella varietà. In tal senso, i molteplici seminari dedicati alla riscoperta o al rilancio di risorse genetiche presenti in un certo ambiente viticolo, ma cadute nell’oblio, spesso creano un’immagine distorta della realtà oggettiva e delle potenzialità di quel certo vitigno. Similmente l’enfasi riservata all’introduzione di vitigni provenienti da altri paesi (alloctoni) e, di contro, sui pericoli della loro possibile capacità di prevaricazione su quelli locali (autoctoni) va ridimensionata.San_Vitale

Si può affermare che, in origine, la localizzazione e/o la distribuzione dei vari vitigni, in un dato territorio, erano legate ad una loro migliore adattabilità a quel pedoclima. L’invasione fillosserica, preceduta dall’oidio e seguita dalla peronospora, rimise in discussione questi millenari equilibri, con il conseguente abbandono di molte varietà autoctone. Questo fenomeno fu accelerato dall’introduzione di ibridi produttori diretti e di vitigni stranieri sperimentati dalla Regia Stazione Sperimentale per la Viticoltura e l’Enologia di Conegliano (1924) come documentato in vari volumi dell’epoca ed egregiamente riportati nel lavoro di Salvatore Mondini (1903) “I vitigni stranieri da vino coltivati in Italia”.

Natura_morta

La ricerca delle omonimie e sinonimie è stato un lavoro svolto negli ultimi 150 anni, iniziato con l’opera magistrale delle Commissioni Ampelografiche del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio con la pubblicazione dei Bullettini Ampelografici relativi a ciascuna Regione e, poi, continuato da numerosi ricercatori. Molte delle incertezze di allora sono state risolte, ne sono esempio lo Chardonnay b., erroneamente classificato fino al 1975 come Pinot bianco b.e la Carmenère n. confusa con il vitigno Cabernet franc n. Nel Registro Nazionale delle varietà di vite viene tuttora distinto il Biancame b. come varietà pur essendo una popolazione del vitigno Trebbiano toscano b. Anche il Prugnolo n. risulta iscritto come tale e quindi distinto dal Sangiovese n. e, così, innumerevoli altri errori ampelografici.

 

 

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GIANFRANCO TEMPESTA
MONICA FIORILO

Lettura critica:
PAOLO ANTONIAZZI

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