Vigneto Italia

GIANFRANCO TEMPESTA
MONICA FIORILO

ENOTRIA TELLUS

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L’evoluzione della viticoltura è in perfetta sintonia con il divenire sociale, politico ed economico dell’Italia.

Come Goethe, visitando l’Enotria Tellus incontrava l’intera campagna ornata di siepi e alberate con coltivi intervallati da filari di viti, così le statistiche confermano che questa “viticoltura territorio”, ha caratterizzato il paesaggio dell’Italia fino agli anni ’70 del secolo scorso. A questa viticoltura, nei censimenti di allora definita (aridamente) promiscua, fa eccezione il Piemonte delle Langhe e del Monferrato, l’Oltrepò Pavese e l’area contermine del piacentino a “viticoltura specializzata” di impronta francese, abbaziale e signorile.

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Il Sud, ex regno delle Due Sicilie, conserva l’impronta del latifondo simile a quella spagnola ma,  anche in questo territorio troviamo due regioni atipiche – Campania e Abruzzo – con viticoltura promiscua propria delle piccole proprietà diretto-coltivatrici.

Preso atto di queste diversità secolari, è importante analizzare il profondo cambiamento fondiario e, di conseguenza, paesaggistico avvenuto a partire dal secondo dopoguerra, fino ad oggi. Questo periodo storico ha visto l’Italia paesana e contadina evolversi in urbana, industriale e, oggi, terziarizzata.

L’agricoltura e la viticoltura, caratterizzate da produzioni destinate alla famiglia patriarcale e per i mercati locali – eredi dell’economia curtense – si sono modernizzate e specializzate, mantenendo comunque un forte legame contadino; matrice questa, dell’attuale fisionomia del Vigneto Italia intimamente legato alla proprietà avita coltivata da pluriattivi e/o pensionati.

 

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