L’Italia del Vino e delle Cantine

GIANFRANCO TEMPESTA
MONICA FIORILO - MAURO CATENA
INDICE DEL CAPITOLO
2. VINI A DENOMINAZIONI DI ORIGINE: VALORI E SFIDE

2.2. L’universo e lo spazio delle Denominazioni di Origine

In tabella 5.3 Numero e Volumi delle DO Ripartite per Classe di Produzione sono riassunte per regione, le DO di seguito analizzate nelle “Serie Statistiche delle DO

Tabella5_3

Fino al 2011-12 veniva rilevato solo il “vino atto”, da quella data le elaborazioni fanno riferimento all’ “imbottigliato” considerato da noi autori come l’indice più conforme alla realtà di mercato.Bruegel

Per comprendere la ragione di tale scelta occorre conoscere come si generano i dati indicati, frutto non solo della produzione ottenuta, ma anche delle decisioni commerciali dell’imprenditore.

Tali scelte non compromettono la tracciabilità delle uve e dei vini ma consentono la libertà dell’imprenditore di agire sul mercato secondo i suoi interessi e le sue possibilità.

Per garantire la tracciabilità delle produzioni egli è tenuto a rispettare alcune norme (registrazioni verificabili) che permettono agli organi di controllo di seguire le uve e i vini dal campo alla bottiglia.

Da ciò deriva la dichiarazione della raccolta uve e di produzione dei vini e altri prodotti ottenuti (ivi compresi i mosti e altri prodotti vinicoli, detenuti precedentemente alla vendemmia e quelli acquistati) da presentare entro il 15 dicembre successivo alla vendemmia.

Ciò consente al controllore pubblico di verificare la corrispondenza con i fascicoli aziendali (superfice a vigneto) delle aziende da cui provengono le uve. Un ulteriore dichiarazione (di giacenza) fatta da produttori e commercianti con riferimento al 31 luglio, consente di verificare la corrispondenza tra quantità prodotta e quella commercializzata. I vini vanno indicati nei registri distinti per vini generici, IGT, DOC e DOCG.

I vini a denominazione sono definiti atti fino a che non hanno superato i controlli amministrativi, chimici ed organolettici previsti, dopo di che possono fregiarsi della denominazione. Il produttore è però libero di variare la qualificazione indicata in sede di dichiarazione riclassificando il vino (da DO a IG) o declassandolo a vino generico, facendo tali operazioni anche con vino già certificato.

Questo evidentemente crea una differenza tra il vino prodotto e definito atto e quello certificato e imbottigliato che ovviamente non è più riclassificabile. Per questo motivo i dati diffusi con riferimento alla vendemmia (denuncia di produzione) non sempre corrispondono ai vini effettivamente utilizzati per i quali, tra l’altro, il riferimento alla vendemmia prevede, a seconda del disciplinare, la possibilità di utilizzare vino per il 15% proveniente da vendemmie precedenti o diverse da quella indicata.

Per questi motivi si parla dell’unico dato certamente coerente col mercato per quella denominazione, quello riferito al solo “vino imbottigliato”.

Pertanto la ripartizione nelle categorie A, B e C utilizza il dato FEDERDOC basato sulle superfici denunciate e corrispondente produzione di vino:

Per le classi A sono stati elaborati, per ciascuna regione, grafici che riportano le linee di tendenza indicatrici della forza o debolezza nel mercato.

In base a questo criterio di classificazione   riteniamo   dare una visione concreta delle DO di ciascuna Regione individuandone così le vere dimensioni.

Queste, nella realtà, non occupano quella vasta superficie vitata spesso indicata nelle mappe di localizzazione dell’area, ma spazi di molto inferiori.

Nelle elaborazioni a partire dal 2012 -13 viene indicato il solo dato del vino imbottigliato.

In tabella 5.4 Volumi ed aree dei vini DO per regione, molti dati appaiono incongrui sia delle produzioni rivendicate che delle superfici oggetto di certificazione da parte degli organismi di controllo. La fine delle distillazioni obbligatorie coincide con serie statistiche più aderenti alla realtà.

VOLUMI ED AREE DEI VINI A DO PER REGIONE

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